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martedì 29 giugno 2010

CHI, COSA, COME



Questo Blog e' il diario di bordo di un gruppo di lavoro creatosi in ambito del programma Residenze d'Artista presso la Fondazione Baruchelllo, Roma.
Durante tre mesi di residenza dell'artista Italo-Australiano Diego Bonetto, incontri settimanali con studenti e storici dell'arte hanno permesso di indagare il rapporto tra arte e natura, la ricerca e l’analisi delle diversità presenti in essa, il significato di interventi oggi definiti “site-specific”.
I temi in questione sono scoperti e trattati non soltanto tramite lo studio di quanto sta avvenendo oggi nel mondo dell’arte, ma anche tramite la più concreta pratica sul campo.

Il Blog e' stato chiuso e adesso rimane come testimone online del lavoro fatto, dei temi trattati, dele discussioni aperte e delle risoluzioni attentate.
Si consiglia di cosultarlo partendo dall'inizio per poi risalire:

Il primo articolo

domenica 16 maggio 2010

Cultura-Natura

Oggi domenica 16 maggio abbiamo presentato il nostro lavoro, ed e' stato fantastico, l'interesse e gli apprezzamenti erano onesti e sentiti.
Altri scriveranno di cosa e' successo oggi, mentre tu vorresti proporre uno scritto che Francesco de Santis (vedi questo articolo) mando' un paio di settimane fa', a seguito di una nostra richiesta di contributo a questo blog. Sfortunamtamente questo testo fu' perso temporaneamente, ma ora ritrovato con piacere proponi.

Estremamente chiaro e scorrevole, de Santis riesce qui' sotto a presentare una lettura della relazione fra societa' e natura, dalle radici ad ora.
Il testo finisce con l'affermare che solo l'arte puo' dare nuove letture e soluzioni all'antropocentrismo odierno.
Tu non sei totalmente daccordo su questo punto, da artista non credi che una singola sfaccettatura culturale possa raggingere tanto, a meno che non abbia il supporto della comunita' nella sua ampiezza.
Ma poi allora il distacco attuale viene colmato da tutti, non solo dagli artisti.
Ringrazi Francesco per questo testo

Il Paesaggio e l'Estetica

Il mondo, quello che diverrà poi fruibile dall'uomo, dopo un'iniziale fase d'inospitalità e dopo un lungo periodo d'incubazione della vita, letteralmente esplose. Dalle microscopiche alghe si passò presto a gigantesche masse vegetali che coprirono le terre del nostro pianeta ed equilibrarono con l'ossigeno, utilizzabile poi dalle forme animali, un'atmosfera satura d'anidride carbonica. Foreste e praterie si riempirono di vita in scenari simili a quelli che noi oggi possiamo ancora ammirare. E' in questi ambienti che più tardi fece la comparsa l'uomo. Immerso nella più rigogliosa natura, visse inizialmente da succube e intimorito iniziò a decifrare i misteri della natura. Con lenta e costante applicazione si dotò delle leve che gli permisero di portare cambiamenti al mondo naturale che lo circondava e modificazioni più adatte a fornir vantaggi in un vivere arduo, colmo di insidie e di incertezze del futuro. Scoprì come addomesticare gli
animali e divenne allevatore, come coltivare i vegetali e divenne agricoltore. Il paesaggio sotto le
motivazioni del suo vivere cambiava di forma da vergine a colturale; le foreste si mutavano in selve, le praterie divennero campi agricoli. L'evoluzione era innescata; mutavano bisogni umani ed avanzavano le conoscenze. Per l'ottimizzazione delle attività produttive, l'insediamento abitativo si differenziava in rurale ed urbano e tra campo e città si tessero rapporti intimamente legati da mutue necessità. Il paesaggio delle forme primitive, naturali e primarie mutato in colturale, diventava anche luogo culturale e la parziale antropizzazione, anche se lasciava ampie zone di vita spontanea, sfigurava e configurava i luoghi. Il paesaggio diventava in toto opera dell'uomo. Nel corso della sua storia l'uomo sempre è intervenuto sulla natura, per la soddisfazione dei suoi bisogni; l'ha modificata e ne ha trasformato il suo primitivo aspetto, di
volta in volta giungendo a situazioni di nuovo equilibrio. Ma le pulsioni del progresso sono inarrestabili e alle condizioni di equilibrio stabile tra uomo rurale e natura si aggiunsero le necessità industriali che l'economia portava come inderogabili. Presero il sopravvento sulle attività in equilibrio con la natura, come la pastorizia e l'agricoltura, quelle industriali che più avvantaggiavano l'economia e che, in modo completamente imprevisto perché i limiti della natura non erano noti, contemporaneamente squilibravano il rapporto uomo-ambiente. Il paesaggio si degradò molto rapidamente, si degradò “industrialmente” e per correre ai ripari si formularono i concetti di “salvaguardia”, “tutela”, “protezione” e similari. Si incrementarono le aree verdi cittadine e si volle una tutela progettabile per una “natura” la cui funzione rimaneva essenzialmente e comunque asservita all'efficienza sopratutto degli uomini produttori. Malgrado la pace delle coscienze è l'impasse! Per dirla con le parole di Rosario Assunto: natura cittadina “...che sta alla realtà del paesaggio e del giardino, come l'unione amorosa verace sta all'accoppiamento... con le fanciulle pneumatiche”. Il superamento si trova nell'Arte del Vivere figlia dell'arte tout court ! Arte, antidoto della produttività di massa e per la massa, arte, la sola che possa riportare, in cornice estetica, equilibrio all'equazione natura = vita. Arte che toglie il recinto al giardino, trasforma in Eden il paesaggio e conduce oltre le salvaguardie, verso simbiosi uomo-territorio che, fuori d'ogni degrado psichico e materiale, trovano compenso dal canto degli uccelli, dal profumo dei fiori e dai colori delle loro corolle.
Francesco de Santis

sabato 8 maggio 2010

cibandosi d'arte



Indaffaratissimi a scrivere, preparare immagini e mappe, organizzare comunicati stampa e controllare links, non abbiamo piu' scritto questa settimana, e quindi eccoti qua', proponendo al blog un lavoro di un'artista canadese, Nicole Fournier, che in qualche modo si avvicina molto a cosa state preparando per domenica 16 maggio.
A te era piaciuto molto il lavoro svolto nel 2007, parte di Artivistic 2007, dove gli spettatori dell'evento venivano invitati ad una cena, organizzata in uno spazio pubblico dove le piante dell'area venivano raccolte, preparate e mangiate sul posto.

Varie implicazioni di sostenibilita', orti urbani, riconoscimento di risorse disponibili eccetera venivano interpretati in un'atmosfera festiva e appagante.



Oggi ci apprestiamo ad incontrare Alfredo Pirri, rinomato artista romano, che ci presentera' un'interpretazione del suo lavoro, che in alcune forme ha voluto interpretare 'l'interrelazione tra cultura e natura'.

venerdì 23 aprile 2010

Questo e' l'anno dei Gerani




Cosi' ha detto Francesco DeSantis, ed effettivamente il prato ne e' pieno.
Gli anni cambiano, e le rappresentanze botaniche si adeguano, alcuni anni ci sono piu' di un certo tipo, altri anni certe speci non si trovano proprio.
L'anno scorso c'era una rappresentanza vistosa di carotoni, Daucus carota, ed il perche', ti spiegava tua madre, bisognava ricercarlo nella successione climatica: l'anno scorso ha avuto una primavera molto piovosa, seguita da un'estate estremamente secca. L'acqua c'era, ma era scesa bassa nel terreno, e le piante con radice lunga hanno potuto trarne vantaggio e fiorire rigogliosamente.

Martedi vi siete trovati per l'incontro settimanale e si e' discusso a lungo su possibili concretizzazioni di questo viaggio investigativo, con i pro e contro di una o l'altra iniziativa.

Si e' discusso il ruolo della Fondazione davanti a questo progetto che mira ad un' apertura populista e non del tutto atipica: una Giornata della Misticanza.
Le obiezioni da un punto di vista qualitativo delle investigazioni artistiche sono valide, con tanto di esempi di progetti simili in altre locazioni, anche se loro si interessano piu' del cucina-guarda-apprezza-mangia (vedi artedamangiare.it).
Eppure, nonostante tutto, il modo migliore di esporre cio' che si e' valutato e' proprio una semplificazione di contenuti.
Dal tuo punto di vista l'Arte Contemporanea deve essere rivisitata in tutti i suoi sprechi, tanto quanto il nostro vivere quotidiano di condizionatori d'aria, di macchine veloci, telefonini alla moda e piu'.
Tu come artista proponi una provocazione non indifferente, tanto quanto altri gia' stanno facendo, come WorldWatch per esempio, l'associazione indipendente di analisi globale stimata in tutto il mondo per la loro obbiettivita', che hanno deciso di non publicare piu' il loro bimestrale cartaceo, subito dopo aver reso publica l'ultima analisi, State of the World.
I motivi dell'abbandono del formato cartaceo sono presentati come economici, peccato, hanno perso la possibilita' di dire qualcosa di piu' con il loro esempio. Le loro parole sono pero' autorevoli e punto di riflessione.

Riporti qua' una tua traduzione dall'introduzione allo studio:

Nel 2006, la popolazione mondiale ha speso 30,5 miliardi di dollari in beni e servizi.
Nel solo 2008 sono state acquistate 68 milioni veicoli, 85 milioni frigoriferi, 297 milioni computer, e 1,2 miliardi di cellulari.
Il consumo è cresciuto notevolmente negli ultimi cinque decenni, un aumento del 28 percento rispetto al 23.900 miliardi dollari spesi nel 1996 e fino a sei volte dai 4.900 miliardi dollari spesi nel 1960.
Alcuni di questi aumenti derivano dalla crescita della popolazione, ma quetsa è cresciuta solo di un fattore di 2,2 tra il 1960 e 2006, mentre le spese di consumo per persona sono triplicate.
Trasformare le culture non è, ovviamente, un compito facile. Tutto ciò richiederà decenni di sforzi in cui pionieri culturali, quelli che possono uscire dalle loro realtà culturali sufficientemente da esaminare criticamente la societa' del consumo, dovranno lavorare instancabilmente per reindirizzare punti nevralgici dove la cultura si forma: istruzioni, imprese, governi e esercizi mediatici, nonché movimenti sociali e le tradizioni umane a lungo andare.
Deviare e reindirizzare queste agenzie culturali sarà un cambiamento fondamentale se l'umanità vuole sopravvivere e prosperare nei secoli e millenni a venire, e dimostrare che "vale la pena di salvarci."

Si puo' scaricare il trattato per intero qua'

La foto sopra tu, come artista, la leggi come una scoperta, una sorpresa, una considerazione, una rivisitazione, un prender atto di..

comments welcome

mercoledì 21 aprile 2010

Concrete Island

E' in vigore nella regione Lazio la Legge Regionale n.10 del 02-04-2003, secondo la quale, nelle aree naturali protette individuate dal piano regionale, è vietata qualsiasi attività edilizia.
Dai discorsi affrontati nell'ultimo incontro in fondazione, emerge che tale attività minaccia comunque il parco di Veio. Questo ha indotto una riflessione sull'edilizia in tutta la campagna laziale, e sulle problematiche che coinvolgono il paesaggio dell'intera regione.

"Le città si mangiano il terreno agricolo. Sembra che quei terreni intorno alle città stiano lì ad aspettare. Se producono agricoltura, se sono paesaggio, valgono poco, se si decide di costruirci sopra, all'improvviso valgono di più.[...]"

Questo emerge dall'indagine Il male comune, condotta da Michele Buono e Piero Riccardi ed andata in onda su Rai3 nella puntata di Report del 31-05-2009.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-65b551de-163c-438a-a4ec-d7f1bcc8b383.html?p=0

Alla luce di questo video, rileggo alcune parole di Massimo Venturi Ferriolo:
"Paesaggio non è una nozione. Eric Dardel lo considera espressione fedele dell'esistenza: una verità rivelata nel paesaggio, non come teoria geografica o valore estetico. Per gli antichi era l'ambito complessivo della vita umana."

Conclusioni tutt'altro che rosee.
Se il cemento modifica il paesaggio urbano alienandone i confini e facendolo sconfinare nella campagna, allo stesso modo annulla la campagna rendendola periferia urbana. Il risultato è un non luogo. E' lasciare che l'ambito complessivo della vita umana sia nient'altro che grigio.

...Che lo sguardo dell'arte non possa cambiare questi colori?

lunedì 19 aprile 2010

Incontrando i botanici


Un fantastico fine settimana, ricco di stimoli e discussioni.
Domenica si e' organizzato un incontro in Fondazione con due persone squisite, ricche di sapere locale sul paesaggio, e veramente disponibili a discuterne gli aspetti:
Maria Elisabetta Aloisi Masella
Operatrice presso l’Orto Botanico di Roma dal 1984, collabora da diversi anni con il Corpo Forestale dello Stato e l’ Università “Sapienza” di Roma. Ha partecipato come ospite a diverse trasmissioni televisive sul tema della botanica, e si è occupata dell’organizzazione di convegni e seminari sul tema.
Dal 2009 collabora alla realizzazione di visite didattiche presso il Parco Naturale di Veio.
Francesco De Santis
Ingegnere attivo da anni nel campo della botanica e dell’agronomia con specifico interesse per lo studio delle palme e del loro ecosistema. Ha lavorato in Costa d’Avorio, Liberia, Niger, Togo, Benin, Gabon, Ghana, Nigeria, Mauritania, Sierra Leone, Guinea, Francia, Belgio, Spagna, Isole Canarie, Tailandia, USA stato di N.Y., USA stato della Florida. Dal 2001 al 2005 ha tenuto lezioni e seminari presso L’università di Palermo, dipartimento di Scienze Naturali. Ha pubblicato recensioni per Il Sole 24 ore, Giornale di Sicilia, La stampa, D di Repubblica, Gardenia e Il Carabiniere.

All'incontro hanno partecipato poi anche Carla Subrizi, Gianfranco Baruchello, i membri del gruppo di lavoro che ti sta' accompagnando in questa residenza e te.

Il tema dell'incontro era di stabilire contatti piu' solidi con Franceso De Santis e Maria Elisabetta Aloisi Masella, continuando l'impegno della Fondazione, tramite il progetto Dislocazioni, di formulare una rilevanza locale nella realta' regionale dove si trova, Parco di Veio, campagna Romana a nord della citta'.
Abbiamo trovato subito punti di interessi comuni, il paesaggio che ci sta' attorno, e il dibattito ha snocciolato alcuni aspetti importanti per quanto riguarda la 'rilevanza' locale.

Per presentare il tuo ruolo in tutto questo agli ospiti hai voluto riflettere sulla tua pratica artistica, in modo da chiarire a validare il tuo processo investigativo.
Vedi l' articolo precedente dove hai riportato il tuo intervento per intero.

Ora, di qua' continuate. I discorsi sbocciati sul ruolo dell' arte nei mecchanismi della gentrificazione speculativa verranno ripresi e elaborati, la presenza del nuovo problema ecologico rappresentato dai Rincofori, insetto tropicale che sta' decimando la maggior parte delle palme dell'Europa, sara' messo in contesto in una piu' grande realta' di degrado ambientale, e il ruolo che una Fondazione artistica dedicata al paesaggio, territorio e il rapporto fra uomo e natura verra' definito e ridefinito discorso dopo discorso, discussione dopo discussione, in modo da realizzare un'arte con una rilevanza vera, non esoterica, filosofica e/o estetica.

Un'arte instigatrice e partecipe in un processo di co-adiuvazione sociale mirata a creare delle nuove dinamiche di sostenibilita'.

Tutto questo organizzando un prossimo incontro dove i partecipanti si potranno abbuffare di Misticanza, un ricetta locale che si basa su cio' che la natura offre in questa stagione.

Dettagli fra poco, ricetta qua' sotto, offerta da Federico, romano, operatore sociale che lavora con i ragazzi del campo Rom qua' a Prima Porta:

MISTICANZA

Misticanza, sta a significare mescolanza, ed e' un insieme di verdure servite crude. Le verdure non sono sempre le stesse e cambiano a seconda della stagione e della disponibilita'.
Nella misticanza entrano prima fra tutte la cicoria di campo, poi il crespigno (o crespino o lattuca pungente), il caccia-lepre, la cresta di gallo, il dente di leone (o pisciacane o tarassaco), la pimpinella, i raponzoli (o rapenzoli), l'erba noce (o erba s. pietro), la cipiccia (lattughetta o radicchiello), la valerianella (dolcetta), la papala (pianta di papavero), il cordone del frate, l'orecchio d'asino, l’indivia, l’erbanoce, la porcellana, la rughetta e i cuori di lattuga.


Ma tu, che arte fai?

Riporti qua' copia dell'intervento introduttivo preparato per l'incontro con Francesco deSantis e Elisabetta Aloisi Masella.
In prima persona:


Ma tu, che arte fai?

Vorrei qua presentare una piccola rassegna di interventi artistici dell'immediato passato cui io ho partecipato.

L'idea e' di creare un nesso fra quello che ho fatto finora con cio' che stiamo facendo qua in Fondazione, sotto l'auspicio del maestro Baruchello e della dottoressa Subrizi.

Presentero' due lavori in particolare; The hanging Gardens and Other Tales (I Giardini Pensili e altre Fiabe) e The Tour of Beauty ( Il Tour del Bello)

Tramite questi due lavori cerchero' di spiegare come mi muovo nel mondo dell'arte e con che mete.

Inanzitutto la maggiorparte del lavoro che svolgo lo faccio in collettive, poche volte lavoro da solo. Certo si puo' obbiettare che nessun essere opera in un vacuum, ma nel mio caso, spesso e volentieri non posso neanche rivendicare paternita' individuale di molti avvenimenti, in quanto la paternita' e' divisa e goduta da tutte le parti. La paternita' e' collettiva.

Questo da' luogo a tutta una serie di strane dinamiche di 'proprieta' artistica individuale' all'interno della paternita' collettiva, dinamiche discusse ed affrontate ripetutamente con i miei collaboratori e collaboratrici, ma non vogliamo parlare di questo.

Con questo intervento si vuole presentare il nesso, fra la mia pratica artistica e la Fondazione Baruchello.

Il mio interesse e' nell'ambiente, ma non nel senso di piante e animali e paesaggi da analizzare, catalogare e presentare in qualche forma esteticamente efficace. Il mio interesse non e' nell'esotico, nel lontano, selvaggio, puro, ancestrale, sacro.

Il mio intersse e' nell'ambiente che ci creiamo attorno, quello vero, qua'. Non piu' lontano delle nostre braccia.

L'ambiente di cui sentiamo l'odore quando alziamo le braccia, i micro-organismi che vivono nel sudore sotto le ascelle, esseri che vivono in simbiosi con il nostro corpo, e con cui abbiamo un tacito accordo importantissimo per la nostra soppravvivenza come specie.

Se non fosse per la miriade di organismi che vivono all'interno del nostro stomaco noi non riusciremo a digerire, non riusciremo a vivere. Lo stesso vale per gli organismi che vivono nei nostri polmoni, sulla nostra pelle, nel nostro sangue.

Noi umani non siamo solo 'noi', anzi. Il nostro cervello ci puo' illudere della nostra singolarita' egocentrica, dimenticandosi che 'noi' siamo una collaborazione simbiotica di individui.

Per estensione il mio lavoro.


The Hanging Gardens and Other Tales

Questo lavoro e' il frutto di una collaborazione fra me e due ragazzi fantastici Tessa e Karl, insieme Makeshift. Loro sono designers, insegnano anche all'universita' del NSW, e portano avanti anche una pratica all'interno della narrativa artistica da diversi anni.

Non avevamo mai collaborato prima, ma quando ci siamo conosciuti durante una mostra all'aperto che loro curavano, ci siamo piaciuti e ci siamo detti che dovevamo fare qualcosa insieme.

L'anno dopo si e' presentata la possibilita'.

Questo lavoro e' il frutto di noi tre ufficialmente, ma di fatto non sarebbe stato possibile senza l'aiuto e l'energia di una quarantina di altri individui.

Tutti e tre abbiamo un grande interesse verso le piante, ed in particolare come la societa' si relaziona alle piante. Quindi l'idea di chiedere ai nostri amici, conoscenti, vicini nel circondario dove questa particolare istituzione si trovava, di presentarci le loro piante domestiche, quelle a cui sono affezionati, le amiche verdi.

Insieme alla pianta noi si chiedeva anche di compilare un modulo dove si chiedeva il nome della pianta, da quanto vive con loro, istruzioni speciali e un piccola storia sul perche' questa particolare pianta e' speciale.

Il risultato ci ha sorpreso e rallegrato immensamente, le piante hanno cominciato ad arrivare inincessantemente, tramite vie incredibili e impreviste. Avevamo puntato la luce su un'aspetto caro: quanto tanto amiamo la natura, anche se tutto cio' che abbiamo nella nostra vita in citta' e' una piccola piantina sul davanzale.


SquatSpace's Redfern-Waterloo Tour of Beauty

La realta' che ci sta' attorno. Il paesaggio sociale che c'e' non piu' lontano di dove finiscono le nostre dita.

Anche questo e' un lavoro collaborativo, fatto con un gruppo di ragazzi e ragazze con cui lavoro dal 2000. Il Tour of Beauty lo portiamo avanti dal 2005.

Nato come punto di riflessione sull'area di Sydney dove tutti vivevamo fino a pochi anni fa', un' area ad alta desita' di case popolari, con grandi problemi socio-economici e con delle sacche culturali spiccate, al momento per lo piu' Russi, Vietnamiti, Aborigeni e Libanesi cristiani.

Un' area molto vicina al centro di Sydney, che quindi ha sempre avuto gli occhi addosso degli imprenditori immobiliari, che hanno fatto pressione sul governo per far si' che le case popolari venissero smantellate, gli Aborigeni australiani dispersi con i loro problemi e che il resto delle culture fosse trasformato in 'valore culturale' in modo da creare un nuovo quartiere 'multietnico', 'colorato' e con un mercato immobiliare in forte crescita.

Questo processo si chiama gentrificazione.

Noi stessi di SquatSpace, nel giro di 4 anni non potevamo piu' permetterci di vivere in Redfern, gli affitti rincarati a livelli proibitivi. Redfern e' ormai per gli yuppies.

Nel processo di gentrificazione tanta gente viene spinta via, tante storie e collegamenti sociali vengono recisi. Per ceracre di dar forum a tutta la gente che non aveva voce in capitolo abbiamo iniziato i Tours. Prendiamo la gente dalla gallerie, conferenze, festival, dove siamo invitati con il nostro lavoro e li portiamo a vedere con i propri occhi la realta' di Redfern.

Non la realta' dei drogati e delle sommosse raziali, non la realta' delle famiglie di 12 in appartamenti di 3 camere, e la disoccupazione cronica, perche' questa e' la realta' offerta dai media.

Noi li portiamo a parlare con rappresentanti sociali che parlano di cooperazione, di volontariato, di storie di coraggio e speranza davanti a problemi seri e insormontabili. Gli facciamo vedere dei posti che loro di iniziativa propria non avrebbero attraversato.


Questo centra con la Fondazione.

Perche' qua' stai facendo bene o male lo stesso ragionamento. Certo avresti potuto venire qua' e portare grandi idee universali di estetica e filosofia. Ma io non faccio quel tipo di arte.

Io le grandi idee le cerco nel piccolo, nell'immediato, nel vero che ci sta' fra le ascelle e la punta delle dita.


Mi e' interessato molto quando sono venuto l 'altro anno, per una visita preliminare, vedere che c'era in atto una ricerca nel circondario, il progetto Dislocazioni, portato avanti da una serie di individui legati all fondazione. Una ricerca mirata a posizionare la Fondazione nella realta' geografica dove e' situata. Con questo in mente si sono venuti a conoscere I vicini, intervistandoli, si e' fatta ricerca sul parco di Veio, su Prima Porta, su formello, su chi ci vive e cosa fa'.

Venendo qua' ho proposto di continuare su questa direttiva e di agganciarmi a questa vena investigativa, per diversi motivi.

Primo perche' nella mia coscienza sociale e ambientale sono fra quelli che promuovono coesione locale. Se c'e' una cosa che l'uomo deve imparae a fare per far fronte al disastro che ci stiamo tirando addosso e' autosufficienza locale. Non sto' parlando di federalismo stile Lega, sto' parlando di dare forza alla propria realta' locale, perche' li' e' dove vivi.

Secondo perche' nel gruppo piu' immediato a te c'e' gia' tutto cio' che serve per una crescita armoniosa, di pensiero e di fatto. Parlare di arte e natura secondo me vuol dire imparare a rispettare cio' che c'e'. Il rispetto viene dal conoscere, il conoscere dall'ascoltare.

L' arte, forse, deve imparare a stare zitta, insieme a tante altre estravaganti esuberanze umane.

Forse come societa bisogna rendersi conto che i super eroi non sono mai esistiti.

Ma ci sono tantissimi personaggi di enorme importanza nella loro specificita' locale.

Due li abbiamo qua' oggi, grazie per accettare l'invito, Signora Aloisi Masella, esperta della botanica locale, e Ingegnere DeSantis, esperto di questo e altro.

venerdì 9 aprile 2010

On water, oppure, l'arte che fa?

Quest' ultimo incontro lo abbiamo incentrato sull'aspetto acqua, fonte di vita, bene prezioso, l'oro del XXI sec., eccetera, i riflettori sull'aspetto arte in contesto acqua (ci siamo bagnati riflettendo sull'arte?)..

c'era anche un sottotitolo, un elemento discusso in molte sedi accademiche odierne: Does Art have agency?

Puo' l' Arte fare qualcosa?

Da parte tua hai portato sul tavolo di discussione una serie di interventi artistici degli ultimi 40 anni che hanno voluto divergere l'attenzione della pratica da concetti/contesti immaginari-utopici-metaforici-filosofici per arricchirsi di una rilevanza effettiva e pratica: un'arte che davanti l' emergenza ambiente fa' effettivamente qualcosa e non si limita a parlarne e/o denunciare discrepanze in gallerie e musei.

Il primo esempio portato e' di Hans Haake, artista concettuale e non, famoso per le sue opere molto critiche del sistema artistico criticofago (le critiche al sistema vengono eventualmente ingurgitate e incorporate nel sistema.. lui stesso ne e' stato vittima, come un po' tutte le avanguardie).

Nel 1972 Haake propone un lavoro di riflessione sulla qualità dell'acqua. L'artista presenta in un'esibizione al Museum Haus Lange, Krefeld, Germany lo scarico torbido degli impianti di depurazione di Krefeld. L'acqua presentata in una vasca, ufficialmente pulita abbastanza da poter essere re-inserita nel fiume Reno, porta l'attenzione al ruolo dell' impianto di depurazione nel degrado del fiume. Haake durante la mostra rifiltra l'acqua per poi irrigare il giardino del museo, introducendo cosi' il concetto di bonifica delle acque grigie.


Se questo e' un atecedente, poi allora si possono portare avanti paralleli con un'altra opera artistica ben piu' recente, AMD&ART, dove la capacita' del discorso artistico e' stata usata come leva in un intervento di rimedio ambientale completo, che e' riuscito non solo a coinvolgere artisti, ma anche biologi, idrologi, sociologi e naturalisti e la popolazione interessata dal progetto ( Vintondale, Pensylvannia, USA).


Il risultato ha permesso ad una comunita' di riappropriarsi del proprio paesaggio, rendendola capace di recuperare aree seriamente inquinate, ricostruendo una relazione attiva e partecipata con la natura.


Puo' quindi l'arte essere vettore di cambiamenti sociali?

Altri progetti discussi sono stati Basia Irland, A Gathering of Waters, Daniel McCormick, Watershed Sculpture and the work of the Harrisons, which needs a post on they're own right.

But lets just post this for now

giovedì 8 aprile 2010

acqua




"Le cose che mi appresterò a fare ruoteranno intorno all'acqua. Può essere che non le faccia mai, ma in tutti i casi voglio provarci. Mi sento molto attirato dall'acqua, è un vero specchio, l'acqua offre mille possibilità, vorrei fare delle pozzanghere d'acqua fangosa. Si va a vedere, a questo punto, chi di noi due sfrutterà l'altro, perchè se è lei che mi possiede, è finita!"(Da conversazione di Pino Pascali con Carla Lonzi, 1967)
A pochi anni dalla morte, Pascali propone questi due lavori significativi che vertono sul tema dell'acqua:"9 mq di pozzanghere" nella collettiva "Lo spazio degli Elementi: Fuoco,Immagini,Acqua,Terra" presso la galleria L'Attico a Roma nel Giugno del'67 e "32 mq di mare"in "Lo spazio dell'immagine" a Foligno nel Luglio dello stesso anno.
Secondo Cesare Brandi la forma più immediata di analogia è nel ricreare proprio l'acqua con l'acqua. A questa si accompagnano materiali di derivazione industriale: pannelli di truciolato laccato in "pozzanghere" e vasche di zinco per "mare", entrambe riempite con acqua colorata all'anilina (una sostanza capace di produrre un'intensa colorazione blu).
Ero curiosa di estendere a voi il mio interrogativo, in che termini l'acqua sfrutta/possiede l'artista?L'artista riesce a circoscriverla, ma l'acqua che intravediamo, artificiosamente contaminata dal composto chimico, è ancora "naturale"o la sua è ormai una dimensione tutta artificiale?(Se ancora si vuol alludere alla dicotomia Natura - sviluppo industriale e tecnologico...).

martedì 6 aprile 2010

Lucy e Jorge Orta con l'acqua



Lucy e Jorge Orta, Unita' Mobili di Intervento 2005, installazione



Lucy e Jorge Orta, Refuge Wear 2005.

La mostra:
Drink Water!
Lucy e Jorge Orta
A cura di Gabi Scardi

Lucy e Jorge Orta sono un duo che collabora dai primi anni '90, lo scopo dei loro progetti è scatenare azioni propositive e reazioni a situazioni d'emergenza sociale. Hanno fondato lo Studio Orta a Parigi nel 1991 e the Dairy a Marne la Vallè nel 2002, due centri di ricerca che hanno l'obiettivo di amministrare e produrre opere d'arte, pubblicazioni, laboratori, seminari e residenze in modo collaborativo. La mostra veneziana ha un nuovo obiettivo di ricerca, in questo caso infatti, è affrontato il tema della carenza d'acqua come risorsa naturale e sono presi in esame gli effetti che hanno la privatizzazione e il controllo delle aziende sulla possibilità di accedere all'acqua pulita, visto che questo rappresenta una necessità e un diritto per tutti. A partire dall'analisi rigorosa del problema e attraverso l'elaborazione poetica, gli artisti hanno prodotto una serie di 'Unità Mobili di Intervento' e di installazioni che riguardano il ciclo di raccolta e distribuzione dell'acqua. La prima cosa che si vede entrando nella galleria è un sistema 'simbolico' di filtraggio e purificazione dell'acqua per rendere quella del Canal Grande potabile e in distribuizione nel corso della Biennale. Durante l'opening molti si chiedevano se quello che stavano bevendo fosse davvero l'acqua del Canale... Lucy Orta è nota per i suoi oggetti artistici che evocano il bisogno di cambiamento e suggeriscono stili di vita alternativi, così come per le "architetture con l'anima" come lei stessa le definisce. Jorge Orta è conosciuto per le sue collaborazioni con comunità locali e le proiezioni luminose su luoghi leggendari e urbani importanti da un punto di vista storico o ecologico. I trattamenti e la distribuzione dell'acqua potabile sono i temi centrali dei laboratori che coinvolgeranno studenti e giovani artisti di Fabbrica Treviso, del Van Abbe Museum di Eindhoven e di The Dairy.

Siluetas: desiderio di ritrovare un relazione fisica con la terra


"Nel tronco di un albero una ragazza incise il proprio nome con gioia e l'albero si piegò su sè stesso lasciando sbocciare un fiore per la ragazza. Io sono l'albero commosso e triste tu sei la ragazza che ha ferito il mio tronco. Faccio sempre la guardia al tuo adorato nome e a ciò che hai combinato con il mio povero fiore".
Ana Mendieta

martedì 23 marzo 2010

SUI FIORI GIALLI (considerazioni estemporanee)


«Il giardinaggio è un’attività che ho imparato nella mia giovinezza quando ero infelice. Forse devo ai fiori l’essere diventato un pittore».Quando Monet dipinse il “Campo di fiori gialli”(1924-25) certamente, da giardiniere esperto, si era premurato di chiarire la natura di quei fiori: si trattava in questo caso di Iris gialli.

Mi veniva in mente poiché, qualche giorno fa, passeggiando con Diego per il prato della Fondazione ci siamo imbattuti in alcune specie di fiori gialli. Questi, mi spiegava Diego, che si incontrano comunemente nei prati, sono tantissimi e impercettibilmente differenti l’uno dall’altro, tanto che classificarli correttamente talvolta è lavoro da specialista.

Chi studia l’arte, azzardo a dire, è abituato a ragionare per immagini: nella memoria ferma istintivamente colore e forma delle cose. Così, completamente incompetente sul “che cosa”, ma pieni gli occhi di quel giallo andavo in cerca di informazioni…

Il più comune e diffuso fra i fiori gialli, è forse il fiore del “Taraxacum officinale”, pianta di cui si documenta l’uso sin dall’antichità. Essa veniva impiegata per le cure medicamentose e in alcune zone europee, dal fiore si ricavava una buona marmellata e dalle radici un surrogato del caffè. Altri nomi suggeriti su Wikipedia: “dente di leone”, “soffione” o dialettalmente “piscialetto” (secondo una leggenda veneta il bambino che ne coglie uno bagna il letto la notte).

Ancora Diego, mi informava che i fiori gialli sono altresì chiamati “Fiori maledetti”. E questo, del tutto personalmente, fa affiorare assonanze letterarie con la poesia. In proposito pubblico l’ “ode ad alcuni fiori gialli” di Pablo Neruda e la poesia n° 1519 del 1881 di Emily Dickinson -la quale teneva un “Herbarium”- che parla proprio del soffione.

“Contro l'azzurro movimento i suoi lapislazzuli,
il mare, e contro il cielo,
alcuni fiori gialli.
Ottobre arriva.
E benché sia
così importante il mare che svolge
il suo mito, la sua missione, la sua grandezza
esplode
sull'arena l'oro
di una sola
pianta gialla
e si legano
i tuoi occhi
alla terra,
fuggono dal grande mare e dai suoi palpiti.
Polvere siamo, saremo.
Né aria, né fuoco, ne acque,
ma
terra,
solo terra
saremo,
e forse
alcuni fiori gialli”.


“La pallida colonna del soffione
sgomenta l'erba — ed ecco
che l’inverno d'un tratto si trasforma
in un coro di gemiti infinito—
Una sontuosa gemma dallo stelo
spicca seguita da un fiore sgargiante —
sono i soli che danno l'annuncio
delle esequie compiute”.


Per quanto riguarda il significato del colore giallo è spiegato in un libro, curioso quanto squisito, che affronta la simbologia dei colori durante le epoche storiche, come cambia e come arriva fino a noi. A chi interessasse si tratta de “Il piccolo libro dei colori”. Intanto un piccolo estratto: “(…) il giallo è l’estraneo, l’apolide, quello di cui si diffida e che è votato all’infamia. Giallo come le foto che sbiadiscono,le foglie che muoiono, come gli uomini che tradiscono. Gialla era la veste di Giuda...”

E infatti, strana coincidenza, i fiori gialli proprio come Giuda, traggono in inganno…

S.