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martedì 13 aprile 2010

prossimo incontro: transiti

Mercoledi' ci troviamo di nuovo, questa volta con un tema mobile:

Passaggi, transiti, direzioni

Noi umani siamo altamenete legati a questi aspetti geografici. In modo simile alle recinzioni, i passaggi delimitano il paesaggio (vedi le autostrade e le ferrovie che dividono aree altrimenti connesse)

Venerdi' tu Sofia e Elettra siete andati al Parco di Veio, per una camminata nella Valle del Sorbo, una valle che ha visto tantissimi viaggianti, la Via Francigena passava di li', tanto che il monastero sorto serviva a foresteria per il grande numero di pellegrini che transitavano.

Le vie di comunicazione cambiano il paesaggio, e questo vorresti come sottotitolo per l'incontro.

Cambiare il paesaggio: Chi? Come? E' la natura sempre inerte a tali cambiamenti? Fino a quanto si puo' leggere le negazioni naturali nei tragitti scelti per attraversarle?

Se prendiamo in cosiderazione le vie di transito come punto di continuo scambio e adattamento, forse possiamo vedere tracce di crescita simbiotica fra societa' e natura, tracce sociali dentro la natura e tracce naturali dentro la societa', forse si comincia ad abbattare il binomio: la natura e' societa' e viceversa.

Interessante notare un paio di cose durante la passeggiata nella valle del sorbo:

I prati, scavati e mantenuti dalle mucche Maremmane, tanto che i cespugli e gli alberi vengono costantemente tenuti a bada dai ruminanti, in una relazione di ridefinizione degli spazi di uno e dell'altro, continua.

Le Cornacchie, che nel prato di basso si affollano numerose. Tale densita' di uccelli opportunisti puo' essere solo mantenuta grazie al costante apporto di cibo da parte di gente che fa' la merenda nei prati. Una relazione di scambio continua, una relazione dettata da appagamento comune e rispetto degli spazi. Se invece che cornacchie gli opportunisti fossero stati ratti si sarebbe scatenata una guerra di territorio.

I pungitopo nani, che nani non sono, anzi, normalissimi cespugli di pungitopo che pero' vengono periodicamente (in primavera) recisi da raccoglitori di turioni. Le nuove branche crescono ma si arrestano alla meta' di dove avrebbero potuto arrivare.


In qualche modo tutte le speci presenti sono il risultato di una lunga e spietata adattazione fra speci.

Il frutto di compromessi.


Come anche le vie di comunicazione, certo, sarebbe bello tracciare una linea dritta all'orizzonte per arrivare alla destinazione, ma spesso il paesaggio costringe a compromessi, ponti, tornanti, giri larghi per evitare una palude o delle salite troppo impervie.


Il paesaggio e' un compromesso?

La natura, noi compresi, e' il fruttto di un compromesso?



Porti qua' un'esempio di un' artista Australiano, che cammina per circa 600 Km nell'arido ecosistema per una ricerca personale di appartenenza al paesaggio, ritracciando il suo passato.
In qualche modo Mark Minchinton cercava di risalire a punti precisi di compromesso, il passaggio generazionale da indigeno a bianco. Articolo (in inglese) qua', di cui citi:

"I want to be claimed. I want to feel the land with my feet, my body. I want the land to be written on my body, even if it’s just pain in my knees."

vorresti anche parlare del lavoro di un gruppo di formiche..

venerdì 9 aprile 2010

On water, oppure, l'arte che fa?

Quest' ultimo incontro lo abbiamo incentrato sull'aspetto acqua, fonte di vita, bene prezioso, l'oro del XXI sec., eccetera, i riflettori sull'aspetto arte in contesto acqua (ci siamo bagnati riflettendo sull'arte?)..

c'era anche un sottotitolo, un elemento discusso in molte sedi accademiche odierne: Does Art have agency?

Puo' l' Arte fare qualcosa?

Da parte tua hai portato sul tavolo di discussione una serie di interventi artistici degli ultimi 40 anni che hanno voluto divergere l'attenzione della pratica da concetti/contesti immaginari-utopici-metaforici-filosofici per arricchirsi di una rilevanza effettiva e pratica: un'arte che davanti l' emergenza ambiente fa' effettivamente qualcosa e non si limita a parlarne e/o denunciare discrepanze in gallerie e musei.

Il primo esempio portato e' di Hans Haake, artista concettuale e non, famoso per le sue opere molto critiche del sistema artistico criticofago (le critiche al sistema vengono eventualmente ingurgitate e incorporate nel sistema.. lui stesso ne e' stato vittima, come un po' tutte le avanguardie).

Nel 1972 Haake propone un lavoro di riflessione sulla qualità dell'acqua. L'artista presenta in un'esibizione al Museum Haus Lange, Krefeld, Germany lo scarico torbido degli impianti di depurazione di Krefeld. L'acqua presentata in una vasca, ufficialmente pulita abbastanza da poter essere re-inserita nel fiume Reno, porta l'attenzione al ruolo dell' impianto di depurazione nel degrado del fiume. Haake durante la mostra rifiltra l'acqua per poi irrigare il giardino del museo, introducendo cosi' il concetto di bonifica delle acque grigie.


Se questo e' un atecedente, poi allora si possono portare avanti paralleli con un'altra opera artistica ben piu' recente, AMD&ART, dove la capacita' del discorso artistico e' stata usata come leva in un intervento di rimedio ambientale completo, che e' riuscito non solo a coinvolgere artisti, ma anche biologi, idrologi, sociologi e naturalisti e la popolazione interessata dal progetto ( Vintondale, Pensylvannia, USA).


Il risultato ha permesso ad una comunita' di riappropriarsi del proprio paesaggio, rendendola capace di recuperare aree seriamente inquinate, ricostruendo una relazione attiva e partecipata con la natura.


Puo' quindi l'arte essere vettore di cambiamenti sociali?

Altri progetti discussi sono stati Basia Irland, A Gathering of Waters, Daniel McCormick, Watershed Sculpture and the work of the Harrisons, which needs a post on they're own right.

But lets just post this for now