Visualizzazione post con etichetta natura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta natura. Mostra tutti i post

martedì 29 giugno 2010

CHI, COSA, COME



Questo Blog e' il diario di bordo di un gruppo di lavoro creatosi in ambito del programma Residenze d'Artista presso la Fondazione Baruchelllo, Roma.
Durante tre mesi di residenza dell'artista Italo-Australiano Diego Bonetto, incontri settimanali con studenti e storici dell'arte hanno permesso di indagare il rapporto tra arte e natura, la ricerca e l’analisi delle diversità presenti in essa, il significato di interventi oggi definiti “site-specific”.
I temi in questione sono scoperti e trattati non soltanto tramite lo studio di quanto sta avvenendo oggi nel mondo dell’arte, ma anche tramite la più concreta pratica sul campo.

Il Blog e' stato chiuso e adesso rimane come testimone online del lavoro fatto, dei temi trattati, dele discussioni aperte e delle risoluzioni attentate.
Si consiglia di cosultarlo partendo dall'inizio per poi risalire:

Il primo articolo

sabato 5 giugno 2010

GIARDINO



Testo scritto in occasione del progetto “Lanscape Joining The Dots” - 16 maggio 2010





“E’ mia opinione che questi giardini non dovrebbero esser giudicati dalla loro forma, ma dalla loro attitudine a tradurre una certa felicità di esistere”. I giardini di cui parla Gilles Clément nel libro “Il giardino in movimento”, esibiscono differenze strutturali particolarmente significative rispetto all’idea che la storia e la critica del paesaggismo ci consegnano. Il giardino storicamente ricalca quell’ aspirazione tutta umana di prevenire il caos applicando alla natura uno schema ordinato di classificazioni e nomenclature che sono proprie della scienza. Il giardino è dunque intrinsecamente depositario di un ordine, di una logica interna e di una finalità. Di tutte le tipologie in tutte le epoche, rinascimentali o all’inglese, “conclusi” o aperti, i giardini hanno rappresentato la natura in una veste rassicurante ed accogliente. Oggi invece, mentre si cerca di ridefinire il rapporto che ci lega allo spazio vegetale ed animale secondo modalità inoffensive di rispetto e salvaguardia, assillati dall’idea dell’irrimediabilità di certi atteggiamenti di sopraffazione e sfruttamento che l’uomo ha perpetrato a danno di se stesso e dunque della natura, v’è un ripensamento del concetto di giardino- “la natura è vagabonda” dice Clément -, nel senso più creativo e animato che esista: si rigenera e organizza al di fuori delle tassonomie e delle schematizzazioni. Allora penetrare in uno spazio dove non sono le geometrie delle aiuole e dei vialetti a scandire la via e orientare il passo, bensì l’incontro e lo scontro degli elementi botanici, i colori che non si armonizzano, i cespugli e i rovi, le piante non disgiunte ma in continua contaminazione tra loro, significa riformulare l’ordine e la posizione dell’essere umano entro il naturale, perché il giardino lo fa e lo pratica la natura, con o senza l’uomo. Il contemporaneo dunque ripensa il giardino, esteticamente ed eticamente come immagine della mobilità.

domenica 16 maggio 2010

Cultura-Natura

Oggi domenica 16 maggio abbiamo presentato il nostro lavoro, ed e' stato fantastico, l'interesse e gli apprezzamenti erano onesti e sentiti.
Altri scriveranno di cosa e' successo oggi, mentre tu vorresti proporre uno scritto che Francesco de Santis (vedi questo articolo) mando' un paio di settimane fa', a seguito di una nostra richiesta di contributo a questo blog. Sfortunamtamente questo testo fu' perso temporaneamente, ma ora ritrovato con piacere proponi.

Estremamente chiaro e scorrevole, de Santis riesce qui' sotto a presentare una lettura della relazione fra societa' e natura, dalle radici ad ora.
Il testo finisce con l'affermare che solo l'arte puo' dare nuove letture e soluzioni all'antropocentrismo odierno.
Tu non sei totalmente daccordo su questo punto, da artista non credi che una singola sfaccettatura culturale possa raggingere tanto, a meno che non abbia il supporto della comunita' nella sua ampiezza.
Ma poi allora il distacco attuale viene colmato da tutti, non solo dagli artisti.
Ringrazi Francesco per questo testo

Il Paesaggio e l'Estetica

Il mondo, quello che diverrà poi fruibile dall'uomo, dopo un'iniziale fase d'inospitalità e dopo un lungo periodo d'incubazione della vita, letteralmente esplose. Dalle microscopiche alghe si passò presto a gigantesche masse vegetali che coprirono le terre del nostro pianeta ed equilibrarono con l'ossigeno, utilizzabile poi dalle forme animali, un'atmosfera satura d'anidride carbonica. Foreste e praterie si riempirono di vita in scenari simili a quelli che noi oggi possiamo ancora ammirare. E' in questi ambienti che più tardi fece la comparsa l'uomo. Immerso nella più rigogliosa natura, visse inizialmente da succube e intimorito iniziò a decifrare i misteri della natura. Con lenta e costante applicazione si dotò delle leve che gli permisero di portare cambiamenti al mondo naturale che lo circondava e modificazioni più adatte a fornir vantaggi in un vivere arduo, colmo di insidie e di incertezze del futuro. Scoprì come addomesticare gli
animali e divenne allevatore, come coltivare i vegetali e divenne agricoltore. Il paesaggio sotto le
motivazioni del suo vivere cambiava di forma da vergine a colturale; le foreste si mutavano in selve, le praterie divennero campi agricoli. L'evoluzione era innescata; mutavano bisogni umani ed avanzavano le conoscenze. Per l'ottimizzazione delle attività produttive, l'insediamento abitativo si differenziava in rurale ed urbano e tra campo e città si tessero rapporti intimamente legati da mutue necessità. Il paesaggio delle forme primitive, naturali e primarie mutato in colturale, diventava anche luogo culturale e la parziale antropizzazione, anche se lasciava ampie zone di vita spontanea, sfigurava e configurava i luoghi. Il paesaggio diventava in toto opera dell'uomo. Nel corso della sua storia l'uomo sempre è intervenuto sulla natura, per la soddisfazione dei suoi bisogni; l'ha modificata e ne ha trasformato il suo primitivo aspetto, di
volta in volta giungendo a situazioni di nuovo equilibrio. Ma le pulsioni del progresso sono inarrestabili e alle condizioni di equilibrio stabile tra uomo rurale e natura si aggiunsero le necessità industriali che l'economia portava come inderogabili. Presero il sopravvento sulle attività in equilibrio con la natura, come la pastorizia e l'agricoltura, quelle industriali che più avvantaggiavano l'economia e che, in modo completamente imprevisto perché i limiti della natura non erano noti, contemporaneamente squilibravano il rapporto uomo-ambiente. Il paesaggio si degradò molto rapidamente, si degradò “industrialmente” e per correre ai ripari si formularono i concetti di “salvaguardia”, “tutela”, “protezione” e similari. Si incrementarono le aree verdi cittadine e si volle una tutela progettabile per una “natura” la cui funzione rimaneva essenzialmente e comunque asservita all'efficienza sopratutto degli uomini produttori. Malgrado la pace delle coscienze è l'impasse! Per dirla con le parole di Rosario Assunto: natura cittadina “...che sta alla realtà del paesaggio e del giardino, come l'unione amorosa verace sta all'accoppiamento... con le fanciulle pneumatiche”. Il superamento si trova nell'Arte del Vivere figlia dell'arte tout court ! Arte, antidoto della produttività di massa e per la massa, arte, la sola che possa riportare, in cornice estetica, equilibrio all'equazione natura = vita. Arte che toglie il recinto al giardino, trasforma in Eden il paesaggio e conduce oltre le salvaguardie, verso simbiosi uomo-territorio che, fuori d'ogni degrado psichico e materiale, trovano compenso dal canto degli uccelli, dal profumo dei fiori e dai colori delle loro corolle.
Francesco de Santis

sabato 8 maggio 2010

cibandosi d'arte



Indaffaratissimi a scrivere, preparare immagini e mappe, organizzare comunicati stampa e controllare links, non abbiamo piu' scritto questa settimana, e quindi eccoti qua', proponendo al blog un lavoro di un'artista canadese, Nicole Fournier, che in qualche modo si avvicina molto a cosa state preparando per domenica 16 maggio.
A te era piaciuto molto il lavoro svolto nel 2007, parte di Artivistic 2007, dove gli spettatori dell'evento venivano invitati ad una cena, organizzata in uno spazio pubblico dove le piante dell'area venivano raccolte, preparate e mangiate sul posto.

Varie implicazioni di sostenibilita', orti urbani, riconoscimento di risorse disponibili eccetera venivano interpretati in un'atmosfera festiva e appagante.



Oggi ci apprestiamo ad incontrare Alfredo Pirri, rinomato artista romano, che ci presentera' un'interpretazione del suo lavoro, che in alcune forme ha voluto interpretare 'l'interrelazione tra cultura e natura'.

lunedì 19 aprile 2010

Incontrando i botanici


Un fantastico fine settimana, ricco di stimoli e discussioni.
Domenica si e' organizzato un incontro in Fondazione con due persone squisite, ricche di sapere locale sul paesaggio, e veramente disponibili a discuterne gli aspetti:
Maria Elisabetta Aloisi Masella
Operatrice presso l’Orto Botanico di Roma dal 1984, collabora da diversi anni con il Corpo Forestale dello Stato e l’ Università “Sapienza” di Roma. Ha partecipato come ospite a diverse trasmissioni televisive sul tema della botanica, e si è occupata dell’organizzazione di convegni e seminari sul tema.
Dal 2009 collabora alla realizzazione di visite didattiche presso il Parco Naturale di Veio.
Francesco De Santis
Ingegnere attivo da anni nel campo della botanica e dell’agronomia con specifico interesse per lo studio delle palme e del loro ecosistema. Ha lavorato in Costa d’Avorio, Liberia, Niger, Togo, Benin, Gabon, Ghana, Nigeria, Mauritania, Sierra Leone, Guinea, Francia, Belgio, Spagna, Isole Canarie, Tailandia, USA stato di N.Y., USA stato della Florida. Dal 2001 al 2005 ha tenuto lezioni e seminari presso L’università di Palermo, dipartimento di Scienze Naturali. Ha pubblicato recensioni per Il Sole 24 ore, Giornale di Sicilia, La stampa, D di Repubblica, Gardenia e Il Carabiniere.

All'incontro hanno partecipato poi anche Carla Subrizi, Gianfranco Baruchello, i membri del gruppo di lavoro che ti sta' accompagnando in questa residenza e te.

Il tema dell'incontro era di stabilire contatti piu' solidi con Franceso De Santis e Maria Elisabetta Aloisi Masella, continuando l'impegno della Fondazione, tramite il progetto Dislocazioni, di formulare una rilevanza locale nella realta' regionale dove si trova, Parco di Veio, campagna Romana a nord della citta'.
Abbiamo trovato subito punti di interessi comuni, il paesaggio che ci sta' attorno, e il dibattito ha snocciolato alcuni aspetti importanti per quanto riguarda la 'rilevanza' locale.

Per presentare il tuo ruolo in tutto questo agli ospiti hai voluto riflettere sulla tua pratica artistica, in modo da chiarire a validare il tuo processo investigativo.
Vedi l' articolo precedente dove hai riportato il tuo intervento per intero.

Ora, di qua' continuate. I discorsi sbocciati sul ruolo dell' arte nei mecchanismi della gentrificazione speculativa verranno ripresi e elaborati, la presenza del nuovo problema ecologico rappresentato dai Rincofori, insetto tropicale che sta' decimando la maggior parte delle palme dell'Europa, sara' messo in contesto in una piu' grande realta' di degrado ambientale, e il ruolo che una Fondazione artistica dedicata al paesaggio, territorio e il rapporto fra uomo e natura verra' definito e ridefinito discorso dopo discorso, discussione dopo discussione, in modo da realizzare un'arte con una rilevanza vera, non esoterica, filosofica e/o estetica.

Un'arte instigatrice e partecipe in un processo di co-adiuvazione sociale mirata a creare delle nuove dinamiche di sostenibilita'.

Tutto questo organizzando un prossimo incontro dove i partecipanti si potranno abbuffare di Misticanza, un ricetta locale che si basa su cio' che la natura offre in questa stagione.

Dettagli fra poco, ricetta qua' sotto, offerta da Federico, romano, operatore sociale che lavora con i ragazzi del campo Rom qua' a Prima Porta:

MISTICANZA

Misticanza, sta a significare mescolanza, ed e' un insieme di verdure servite crude. Le verdure non sono sempre le stesse e cambiano a seconda della stagione e della disponibilita'.
Nella misticanza entrano prima fra tutte la cicoria di campo, poi il crespigno (o crespino o lattuca pungente), il caccia-lepre, la cresta di gallo, il dente di leone (o pisciacane o tarassaco), la pimpinella, i raponzoli (o rapenzoli), l'erba noce (o erba s. pietro), la cipiccia (lattughetta o radicchiello), la valerianella (dolcetta), la papala (pianta di papavero), il cordone del frate, l'orecchio d'asino, l’indivia, l’erbanoce, la porcellana, la rughetta e i cuori di lattuga.


venerdì 9 aprile 2010

On water, oppure, l'arte che fa?

Quest' ultimo incontro lo abbiamo incentrato sull'aspetto acqua, fonte di vita, bene prezioso, l'oro del XXI sec., eccetera, i riflettori sull'aspetto arte in contesto acqua (ci siamo bagnati riflettendo sull'arte?)..

c'era anche un sottotitolo, un elemento discusso in molte sedi accademiche odierne: Does Art have agency?

Puo' l' Arte fare qualcosa?

Da parte tua hai portato sul tavolo di discussione una serie di interventi artistici degli ultimi 40 anni che hanno voluto divergere l'attenzione della pratica da concetti/contesti immaginari-utopici-metaforici-filosofici per arricchirsi di una rilevanza effettiva e pratica: un'arte che davanti l' emergenza ambiente fa' effettivamente qualcosa e non si limita a parlarne e/o denunciare discrepanze in gallerie e musei.

Il primo esempio portato e' di Hans Haake, artista concettuale e non, famoso per le sue opere molto critiche del sistema artistico criticofago (le critiche al sistema vengono eventualmente ingurgitate e incorporate nel sistema.. lui stesso ne e' stato vittima, come un po' tutte le avanguardie).

Nel 1972 Haake propone un lavoro di riflessione sulla qualità dell'acqua. L'artista presenta in un'esibizione al Museum Haus Lange, Krefeld, Germany lo scarico torbido degli impianti di depurazione di Krefeld. L'acqua presentata in una vasca, ufficialmente pulita abbastanza da poter essere re-inserita nel fiume Reno, porta l'attenzione al ruolo dell' impianto di depurazione nel degrado del fiume. Haake durante la mostra rifiltra l'acqua per poi irrigare il giardino del museo, introducendo cosi' il concetto di bonifica delle acque grigie.


Se questo e' un atecedente, poi allora si possono portare avanti paralleli con un'altra opera artistica ben piu' recente, AMD&ART, dove la capacita' del discorso artistico e' stata usata come leva in un intervento di rimedio ambientale completo, che e' riuscito non solo a coinvolgere artisti, ma anche biologi, idrologi, sociologi e naturalisti e la popolazione interessata dal progetto ( Vintondale, Pensylvannia, USA).


Il risultato ha permesso ad una comunita' di riappropriarsi del proprio paesaggio, rendendola capace di recuperare aree seriamente inquinate, ricostruendo una relazione attiva e partecipata con la natura.


Puo' quindi l'arte essere vettore di cambiamenti sociali?

Altri progetti discussi sono stati Basia Irland, A Gathering of Waters, Daniel McCormick, Watershed Sculpture and the work of the Harrisons, which needs a post on they're own right.

But lets just post this for now

lunedì 5 aprile 2010

Haiku

L' haiku è un breve componimento giapponese di tre versi . E' quindi poesia, e dunque arte. E' giapponese, e dunque orientale.
Il soggetto è sempre la natura con le sue stagioni.
La natura nell' haiku è un filo d' erba come la neve, il canto degli uccelli come un movimento umano. Spesso il soggetto è l' acqua. Ed è l' acqua a essere universalmente il simbolo della vita. La parola italiana natura deriva dal verbo latino 'nascere'. E' dunque l' acqua vita e quindi vita la natura.
Tre versi. Un confine (mentale) zen che descrive nel minimo l' immenso di ciò che non racconta.

natura: 自然 shizen
acqua: 水 mizu
vita: 生活 seikatsu

Indico qui alcuni componimenti che ho scelto perchè in qualche modo mi riportano alle discussioni con Diego.

foglie
adagiate su una pietra
sepolta nell' acqua
Naito Jōsō (1662-1704)
stringono la via
le spighe dell' orzo
pesanti di pioggia
Naito Jōsō(1662-1704)
si mescolano
il lago e il fiume
nella pioggia di primavera
Yosa Buson
(1715-1783)
giorno di primavera:
si perde lo sguardo in un giardino
largo tre piedi
Kobayashi Issa
(1763-1828)
erba estiva:
per molti guerrieri
la fine di un sogno
Matsuo Bashō
(1644-1694)
è primavera:
una collina che non ha nome
velata nel mattino
Matsuo Bashō
(1644-1694)