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giovedì 29 aprile 2010

misticando

Si confabula e organizzza per una giornata aperta al pubblico, La Giornata Della Misticanza, dove si fara' tappa presentando il percorso.
Le idee sono tante e le energie abbondano.
Si sta' preparando anche altri incontri, ma nel frattempo siamo andati a raccogliere le protagoniste della nostra avventura gastronomica.



qua' si vede Elettra che raccoglie foglie di papavero per la misticanza che abbiamo qua' sotto.
Buonissima, la prossima volta pero' ci si mette meno crespigno e le foglie di papavero si usano solo quelle tenere. Tutto sommato pero', fantastica!


lunedì 19 aprile 2010

Incontrando i botanici


Un fantastico fine settimana, ricco di stimoli e discussioni.
Domenica si e' organizzato un incontro in Fondazione con due persone squisite, ricche di sapere locale sul paesaggio, e veramente disponibili a discuterne gli aspetti:
Maria Elisabetta Aloisi Masella
Operatrice presso l’Orto Botanico di Roma dal 1984, collabora da diversi anni con il Corpo Forestale dello Stato e l’ Università “Sapienza” di Roma. Ha partecipato come ospite a diverse trasmissioni televisive sul tema della botanica, e si è occupata dell’organizzazione di convegni e seminari sul tema.
Dal 2009 collabora alla realizzazione di visite didattiche presso il Parco Naturale di Veio.
Francesco De Santis
Ingegnere attivo da anni nel campo della botanica e dell’agronomia con specifico interesse per lo studio delle palme e del loro ecosistema. Ha lavorato in Costa d’Avorio, Liberia, Niger, Togo, Benin, Gabon, Ghana, Nigeria, Mauritania, Sierra Leone, Guinea, Francia, Belgio, Spagna, Isole Canarie, Tailandia, USA stato di N.Y., USA stato della Florida. Dal 2001 al 2005 ha tenuto lezioni e seminari presso L’università di Palermo, dipartimento di Scienze Naturali. Ha pubblicato recensioni per Il Sole 24 ore, Giornale di Sicilia, La stampa, D di Repubblica, Gardenia e Il Carabiniere.

All'incontro hanno partecipato poi anche Carla Subrizi, Gianfranco Baruchello, i membri del gruppo di lavoro che ti sta' accompagnando in questa residenza e te.

Il tema dell'incontro era di stabilire contatti piu' solidi con Franceso De Santis e Maria Elisabetta Aloisi Masella, continuando l'impegno della Fondazione, tramite il progetto Dislocazioni, di formulare una rilevanza locale nella realta' regionale dove si trova, Parco di Veio, campagna Romana a nord della citta'.
Abbiamo trovato subito punti di interessi comuni, il paesaggio che ci sta' attorno, e il dibattito ha snocciolato alcuni aspetti importanti per quanto riguarda la 'rilevanza' locale.

Per presentare il tuo ruolo in tutto questo agli ospiti hai voluto riflettere sulla tua pratica artistica, in modo da chiarire a validare il tuo processo investigativo.
Vedi l' articolo precedente dove hai riportato il tuo intervento per intero.

Ora, di qua' continuate. I discorsi sbocciati sul ruolo dell' arte nei mecchanismi della gentrificazione speculativa verranno ripresi e elaborati, la presenza del nuovo problema ecologico rappresentato dai Rincofori, insetto tropicale che sta' decimando la maggior parte delle palme dell'Europa, sara' messo in contesto in una piu' grande realta' di degrado ambientale, e il ruolo che una Fondazione artistica dedicata al paesaggio, territorio e il rapporto fra uomo e natura verra' definito e ridefinito discorso dopo discorso, discussione dopo discussione, in modo da realizzare un'arte con una rilevanza vera, non esoterica, filosofica e/o estetica.

Un'arte instigatrice e partecipe in un processo di co-adiuvazione sociale mirata a creare delle nuove dinamiche di sostenibilita'.

Tutto questo organizzando un prossimo incontro dove i partecipanti si potranno abbuffare di Misticanza, un ricetta locale che si basa su cio' che la natura offre in questa stagione.

Dettagli fra poco, ricetta qua' sotto, offerta da Federico, romano, operatore sociale che lavora con i ragazzi del campo Rom qua' a Prima Porta:

MISTICANZA

Misticanza, sta a significare mescolanza, ed e' un insieme di verdure servite crude. Le verdure non sono sempre le stesse e cambiano a seconda della stagione e della disponibilita'.
Nella misticanza entrano prima fra tutte la cicoria di campo, poi il crespigno (o crespino o lattuca pungente), il caccia-lepre, la cresta di gallo, il dente di leone (o pisciacane o tarassaco), la pimpinella, i raponzoli (o rapenzoli), l'erba noce (o erba s. pietro), la cipiccia (lattughetta o radicchiello), la valerianella (dolcetta), la papala (pianta di papavero), il cordone del frate, l'orecchio d'asino, l’indivia, l’erbanoce, la porcellana, la rughetta e i cuori di lattuga.


giovedì 1 aprile 2010

Un cucciolo di gigante nel campo della Fondazione Baruchello


La mia storia inizia sotto un piacevole sole mattutino, in un vecchio campo d’orzo(come ha giustamente specificato Diego) ormai incolto da diversi anni. Nella fitta trama verde del campo non è facile, per un dilettante come me, riconoscere le diverse specie e osservarne la crescita; sono portato a generalizzare: “è tutta erba”, ci sono alcune “margherite” e ai confini del campo alcuni “rovi”. Non so fare di meglio, mi rendo conto di non conoscere praticamente nulla di questi esseri viventi, eppure da sempre ci convivo. Cambio prospettiva, focalizzo l’attenzione sul pezzo di terra che sta davanti i miei piedi. Lo spazio che stò analizzando è grande all’incirca come un foglio di carta. Lo osservo con attenzione e scopro che ben 5 specie differenti abitano l’area, due di queste sono fiori, uno giallo e l’altro viola, c’è una pianta, che non spicca per la sua grazia, composta da ciuffi di foglie oblunghe e pelose e per giunta affetta da un qualche tipo di parassita che ne sta consumando lo stelo. Le altre due specie sono quasi uguali, ai miei occhi sono solo “fili d’erba”. È incredibile come in pochi centimetri quadrati sia riuscito a vedere tutto questo. Ma allora mi domando: quante specie abitano un campo di due ettari circa, com’è quello in cui mi trovo? Se il calcolo fosse proporzionale alle cinque che ho individuato nel mio campione, le specie sarebbero centinai di migliaglia, ma ovviamente non può essere così. Sarà stato un caso, probabilmente le stesse cinque si ripetono continuamente fino a coprire l’intera superficie del campo.

Queste mie riflessioni avvengono in contemporanea al dibattito, che il gruppo sta portando avanti, su altri aspetti del rapporto dell’uomo con le specie vegetali. Mi sono distratto, cerco di rientrare nel discorso ascoltando attentamente un intervento di Diego, che sta raccontando di aver scoperto l’esistenza di alcuni alberi nel campo. Alberi? Mi guardo intorno ma qui di alberi non se ne vede l’ombra e soprattutto da quanto so in questo campo ogni anno viene tagliata l’erba per evitare la crescita incontrollata di ogni genere di pianta. Ma quanto forza di volontà hanno questi alberi per tentare di nascere ogni volta, finendo regolarmente sotto le lame del taglia erba? Come sono fatte queste piante? Non credo di averne mai visto una.

La curiosità mi ha spinto a saperne di più, con l’aiuto di Diego siamo riusciti a dare un nome e a trovare qualche informazione su questa piccola piante, che se sarà fortunata, tra una decina d’anni sarà uno splendido albero.
Si tratta di Quercus Cerris, comunemente detto Cerro. Il suo habitat naturale è la fascia di vegetazione compresa tra i boschi collinari, dominati da roverella e carpino e le faggete montane. Sporadico in Italia settentrionale, diffuso in vaste cerrete ad alto fusto in Italia centrale e meridionale. Quando e se riuscirà a crescere sarà grande e scuro come consueto negli alberi Caducifogli. Il suo profilo sarà alto ed espanso, la corteccia brunastra, fessurata e ruvida. Le sue foglie, già ben riconoscibili, sono alterne, con margini lobati, ruvide, verde scuro e lucide sulla pagina superiore .La base è provvista di stipole. I suoi fiori saranno, se maschili, amenti cilindrici penduli lunghi fino ad 8 cm.; se femminili, singoli o in gruppi da 2 a 5, racchiusi in un involucro di squameaccrescente nel frutto e formante la cupola. Il sufrutto è un achenio (ghianda) che matura nel secondo anno dalla fioritura di forma ovatallungato (sino cm.),solitario o a gruppi di 2-4 con brevissimo peduncolo presenta una cupola con squame lunghe flessuose. Fiorisce da aprile a maggio.


Aver fatto la conoscenza di questo piccolo abitante del campo mi ha fatto riflettere su quante volte, per gioco o per errore, ho sradicato una pianta dal terreno senza farci più di tanto caso. Questa pianta, il Quercus Cerris, è un cucciolo di gigante. Se sarà fortunata e riuscirà a sopravvivere in questi primi anni di fragile vulnerabilità, un giorno sarà alta e robusta e imporrà il rispetto che oggi purtroppo non riesce ad ottenere. Non ci resta che augurargli BUONA FORTUNA!