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lunedì 7 giugno 2010

eccoci




Oggi te ne vai, la permanenza nelle campagne romane si ferma qui'.
Dovendo tirare le somme ed in preparazione della chiusura di questo blog vorresti fare una lista, una lista di aspetti rimasti aperti, scoperti, affiorati, semplicemente ignorati o addirittura di indirizzo futuro.

Quindi, in ordine sparso:
-L'esibizione nella casetta/galleria (vedi sopra) rimarra' aperta fino a data non ancora definita
-La mappa ed il percorso (che si puo' scaricare qua') e' praticabile e percorribile da qui' all'infinito, di fatto, ufficialmente o meno, diventa parte della collezione della Fondazione Baruchello
-Il gruppo che si e' formato attorno a questo progetto andra' avanti, in quale forma si vedra', ma l'energia al momento spinge verso un proseguimento di intenti
-L'erba e' stata tagliata, il signor Merloni ha finalmente avuto la possibilita' di tagliare il prato per fare il fieno (il Cerro Piccolo dovra' ricominciare da capo)
-da adesso in poi si mette in moto la decentralizzazione di distribuzione: chiunque del gruppo puo' proporre e seguire vie di distribuzione del progetto (sia queste in forma di testi, esibizioni, progetti simili, etc..)
-tu prosegui la tua borsa di studio in Gran Bretagna per un'altro mese, e poi torni dall'altra parte del mondo, Australia, da dove continuerai la comunicazione con il resto del gruppo tramite canali virtuali
-al momento questo blog lo si vuole chiudere con una pagina statica, anche se alcuni gia' parlano di aprirne un'altro o di trovare una piattaforma pubblica di discussione che porti avanti cio' che si e' fatto finora
-mancano ancora alcune cose da finire (tu devi completare l'erbario) ma non necessariamente questo preclude la chiusura di questo blog
-se nel frattempo qualcuno volesse capire che cos'e' questo documento virtuale, suggerisco di iniziare da qua', e da li' risalire
- i cinghiali non sei riuscito a vederli

giovedì 25 marzo 2010

Sul cucuzzolo




'A te ti ho gia' capito, con il tuo ciuffetto di erba cipollina sotto braccio..'
uhmm
Il 'me', che scrive di vizio in seconda persona.
Sei voluto andare nel campo di orzo, che adesso unitariamente riconosciamo come tale. Non era grano, hai avuto i tuoi primi dubbi quando hai visto le foto dei manifesti, le conferme pian piano si sono presentate.

Sei voluto andare sul cucuzzolo, la parte piu' alta di un' espanso di circa 2 ettari, a nord della Fondazione.
Durante la settimana passata, durante le tue passeggiate/investigazioni mattutine hai pian piano trovato un passaggio fra la vegetazione.
Un sentiero imporovvisato per meta' e per meta' gia' tracciato dai due cani che vivono qua'.

Sei voluto andare sulla parte piu' alta con un'idea precisa, portare il resto del gruppo a confrontarsi con la posizione assunta dalla nostra specie, confrontarsi con le altre.

Volevi partire con il racconto della tua visita a Uluru, il monolite al centro del continente australiano, a circa 15 mila chiliometri di distanza, per giocare sul concetto di esotismo (il fascino esercitato da realta' cosi' distanti) e presentare un parallelismo.
Uluru-Kata Tjuta National Park e' un'area altamente turistica dell' Australia, co-gestita dal governo e dagli abitanti tradizionali, il popolo Anangu.

C'e' una cordata su un versante di Uluru, tramite la quale si puo' raggiungere la vetta del monolite.
C'e' anche un cartello con su' scritto ( a memoria) "Attenzione, non cimentatevi su' per il monte se siete deboli di cuore, la salita e' lunga e nei giorni afosi molto estenuante, portatevi acqua e indossate un cappello. Il popolo Anangu, preferirebbe che voi non saliate su Uluru, in quanto gli manchereste di rispetto"

Volevi guidare il discorso verso il concetto di rispetto, ma non ce ne stato bisogno, il discorso e' caduto su questo tema senza neanche il bisogno di stratagemmi arroganti come il ricorso al fascino verso le culture antiche.

Qual'e' il ruolo dell' arte in questi tempi di emergenza ambientale?

Di creare un nuova sensibilita' verso le altre speci?
Di divulgare un rispetto verso il resto del vivente, in quanto parte integrale del nostro soppravvivere come specie?
Di criticare la tendenza del mercato selvaggio di trasformare qualsiasi emergenza/tendenza in guadagno economico?
Che senso per l'arte essere 'un'altra voce nel coro' quando vari intenti nobili di sensibilizzazione vengono dirottati e appropriati , come minimo in termini di lessico, da vari stratagemmi di mercato?
(oggigiorno si vendono addirittura le automobili sotto la bandiera di eco-sostenibilita')

Si e' passati velocemente al mettere tutto in discussione di nuovo, distruggendo il concetto di rispetto in quanto assume posizioni di alterita', per divulgarsi in aspetti interessanti di nomenclatura.
Il lessico come strumento di potere.
Il bisogno di catagolazione e l'uso implicito di classificazioni per definire l' 'altro', nel nostro caso le piante sotto i nostri piedi.