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venerdì 21 maggio 2010

Slow food talk


Questo e' l'anno della biodiversita', dichiarato dalle Nazioni Unite.
In concomitanza con questo evento tutto il mondo sono sbocciate varie iniziative, conferenze, esibizioni e tavole rotonde.
Al momento Roma ne e' partecipe con vari eventi, tra cui quello che sembra sia il piu' ufficiale che comprende una serie di (appunto) conferenze, tavole rotonde e mostre interattive, ma anche concerti rassegne cinematografiche e attivita' per ragazzi sotto la bandiera dell'iniziativa la Settimana della Biodiversita': alla scoperta dei legami tra cultura, cibo e natura, all' Auditorium.
Ieri hai partecipato alla presentazione del libro Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo, di Carlo Petrini.
Conosco il lavoro di Petrini da anni e avere la possibilita' di vedere parlare questo personaggio molto importante ti interessava tantissimo.
Petrini e' praticamanete l'ideatore di quello che poi e' diventato una rete internazionale, SlowFood.
Dal tuo ppunto di vista una soluzione mediatica ammirevole, questo personaggio ha saputo raccogliere l'istinto di soppravvivenza culturale locale sotto la bandiera del cibo. Di li' la struttura complessa ed orizzontale creatasi ha poi sboccato nell'istituzione di un network internazionale devoto alla salvaguardia delle diversita' regionali di tutto il mondo: TerraMadre, con oltre 155 stati rappresentati da piccoli coltivatori e produttori.
Nelle sue stesse parole la voglia di prepontemente ottenere una rilevanza economica attraverso una politica partecipativa, ha potuto raccogliere i consensi e le energie di molti, tanti, lontani e vicini.
Ammirevole, una rappresentanza economica attraverso una democrazia orizzontale, dove le varie peculiarita' locali sono protette dai lobbisti delle multinazionali che vogliono registrare marchi e piante, piatti e usanze con il fine ultimo di esclusivita' di guadagno.
Non sei potuto rimanere fino alla fine, in quanto le possibilita' di trasporti publici per tornare nella campagna romana non te lo hanno permesso. Hai lasciato un registratore con un'amica perche' raccogliesse il resto dell'incontro che vedeva Petrini confrontarsi con il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, su tematiche svariate come la rilevanza sociale degli orti urbani, della lottizzazione selvaggia a scopi di lucro nel mercato immoboliare, e meccanismi efficaci di democrazia partecipata a livello locale.
Hai lasciato prima che fosse stato possibile fare domande, se mai ti avrebbero dato la possibilita'.
Da bravo eretico e avvocato del diavolo, avresti voluto confrontare Petrini con delle domande che tanti si pongono fra ristoratori e produttori:
Leggevi sulla Repubblica del 15 maggio della mossa politica dell'organizzazione SlowFood, che e' in processo di creare realta' rappresentative a livello locale tramite la propria rete di iscritti.
Da voce di contadini SlowFood vuole diventare voce politica.
Interessante questo salto, da realta' extraparlamentare si vuole qua' entrare nella mischia, pensando effettivamente di poter tenere la bandiera pulita e ritta.
Se l'idea di democrazia orizzontale ha portato SlowFood ad essere cio' che e', com'e' possibile pensare che una rappresentanza politica rimanga indipendente e extra-parlamentare?
E poi ancora, SlowFood e' diventato di fatto un marchio, con processo di autenticazione non diverso dal D.O.C. e altre mafiosette di rappresentanze di mercato, al punto che due anni fa', in Nuova Zelanda, in un supermercato hai trovato un pacchetto nella sezione cibi precotti con la chiocciolina SlowFood... SlowFood da riscaldare nel micro-onde..
Ma ci vogliamo prendere in giro?

Ora, nulla di questo toglie dal mio rispetto verso le idee e la rilevanza dei discorsi di SlowFood, che fra l'altro ha fra i loro sostenitori e ideatori strutturali gente come Vandana Shiva.
E nulla toglie dalla necessita' di trovare delle forme partecipate ed effettive per contrastare lo strapotere delle multinazionali a livello politico locale e globale tramite i loro lobbisti, non e' mai tutto oro quel che luccica, ma sicuramente si puo' notare la differenza fra oro finto e carbone acido, quindi, ritornerai oggi, per ascoltare ancora.

mercoledì 21 aprile 2010

Concrete Island

E' in vigore nella regione Lazio la Legge Regionale n.10 del 02-04-2003, secondo la quale, nelle aree naturali protette individuate dal piano regionale, è vietata qualsiasi attività edilizia.
Dai discorsi affrontati nell'ultimo incontro in fondazione, emerge che tale attività minaccia comunque il parco di Veio. Questo ha indotto una riflessione sull'edilizia in tutta la campagna laziale, e sulle problematiche che coinvolgono il paesaggio dell'intera regione.

"Le città si mangiano il terreno agricolo. Sembra che quei terreni intorno alle città stiano lì ad aspettare. Se producono agricoltura, se sono paesaggio, valgono poco, se si decide di costruirci sopra, all'improvviso valgono di più.[...]"

Questo emerge dall'indagine Il male comune, condotta da Michele Buono e Piero Riccardi ed andata in onda su Rai3 nella puntata di Report del 31-05-2009.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-65b551de-163c-438a-a4ec-d7f1bcc8b383.html?p=0

Alla luce di questo video, rileggo alcune parole di Massimo Venturi Ferriolo:
"Paesaggio non è una nozione. Eric Dardel lo considera espressione fedele dell'esistenza: una verità rivelata nel paesaggio, non come teoria geografica o valore estetico. Per gli antichi era l'ambito complessivo della vita umana."

Conclusioni tutt'altro che rosee.
Se il cemento modifica il paesaggio urbano alienandone i confini e facendolo sconfinare nella campagna, allo stesso modo annulla la campagna rendendola periferia urbana. Il risultato è un non luogo. E' lasciare che l'ambito complessivo della vita umana sia nient'altro che grigio.

...Che lo sguardo dell'arte non possa cambiare questi colori?