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sabato 5 giugno 2010

GIARDINO



Testo scritto in occasione del progetto “Lanscape Joining The Dots” - 16 maggio 2010





“E’ mia opinione che questi giardini non dovrebbero esser giudicati dalla loro forma, ma dalla loro attitudine a tradurre una certa felicità di esistere”. I giardini di cui parla Gilles Clément nel libro “Il giardino in movimento”, esibiscono differenze strutturali particolarmente significative rispetto all’idea che la storia e la critica del paesaggismo ci consegnano. Il giardino storicamente ricalca quell’ aspirazione tutta umana di prevenire il caos applicando alla natura uno schema ordinato di classificazioni e nomenclature che sono proprie della scienza. Il giardino è dunque intrinsecamente depositario di un ordine, di una logica interna e di una finalità. Di tutte le tipologie in tutte le epoche, rinascimentali o all’inglese, “conclusi” o aperti, i giardini hanno rappresentato la natura in una veste rassicurante ed accogliente. Oggi invece, mentre si cerca di ridefinire il rapporto che ci lega allo spazio vegetale ed animale secondo modalità inoffensive di rispetto e salvaguardia, assillati dall’idea dell’irrimediabilità di certi atteggiamenti di sopraffazione e sfruttamento che l’uomo ha perpetrato a danno di se stesso e dunque della natura, v’è un ripensamento del concetto di giardino- “la natura è vagabonda” dice Clément -, nel senso più creativo e animato che esista: si rigenera e organizza al di fuori delle tassonomie e delle schematizzazioni. Allora penetrare in uno spazio dove non sono le geometrie delle aiuole e dei vialetti a scandire la via e orientare il passo, bensì l’incontro e lo scontro degli elementi botanici, i colori che non si armonizzano, i cespugli e i rovi, le piante non disgiunte ma in continua contaminazione tra loro, significa riformulare l’ordine e la posizione dell’essere umano entro il naturale, perché il giardino lo fa e lo pratica la natura, con o senza l’uomo. Il contemporaneo dunque ripensa il giardino, esteticamente ed eticamente come immagine della mobilità.

domenica 11 aprile 2010

Nature is art

Allora, volevi postare questo lavoro un paio di settimane fa', quando si parlava di Recinti..
Comunque sia, eccolo qua':

herman de vries, Sanctuarium (1997)

Eseguito in concomitanza con Skulptur Projekte Munster 1997


Herman de Vries erige un santuario sul prato. L'artista pensa al santuario come uno spazio protetto, in cui egli vorrebbe consentire un giardino naturale, un incolto, a crescere. Per il perimetro del suo santuario ha usato i tradizionali materiali da costruzione di Munster: mattoni, coronati con la tipica pietra arenaria locale. Il muro racchiude un cerchio di 14 metri di diametro. Le sue quattro finestre ovali, posizionate a livello degli occhi, permette al visitatore di guardare dentro limitando la partecipazione al processo naturale di crescita che si verifica entro i confini del muro.
Inscritto nella pietra arenaria sulla parte superiore del muro, sopra ciascuna delle quattro aperture, una citazione da "T-Upanishad". Tradotta dice: "Om. Questo è perfetto, quello è perfetto, perfetto
viene da perfetto; togli perfetto dal perfetto e cosa rimane è perfetto."